Siete pronti a disdire tutte le vostre polizze assicurative?

Fabio Canevascini

Fabio Canevascini

La Svizzera è il paese delle assicurazioni, come sappiamo bene. Le prime compagnie sono nate a metà del 1800 e alcune di loro continuano a esistere e operare per proteggerci da rischi di ogni tipo. Pensate che per il cittadino medio svizzero circa il 20% delle uscite del budget famigliare va a coprire costi assicurativi di ogni tipo: dalla vettura, alle polizze vita, alla cassa malati, ai danni all’abitazione fino ai rischi per i furti di bagagli in vacanza. Una bella fetta di quello che guadagniamo lo reinvestiamo per la nostra tranquillità. Ci sono delle assicurazioni, come quella contro i furti che prevengono i doli che concernono la nostra sicurezza. Paghiamo il premio ma speriamo di non doverne mai usufruire, in quanto una visita di ladri in casa è sempre un evento spiacevole se non addirittura traumatico e pericoloso per l’incolumità fisica nostra e dei nostri cari.

 

Questo lungo preambolo per dire che la votazione del 18 maggio sulla “Legge Fondo Gripen” è di fatto una votazione che ricorda la stipula di un contratto sulla sicurezza della nostra nazione. Come ogni assicurazione al momento di stipularla possono venire dei dubbi: “Ma sarà poi veramente necessaria? Non saranno soldi buttati via?” Sono dubbi legittimi e che vale la pena analizzare.

 

Cominciamo dal primo punto: servono questi 22 nuovi aerei? La nostra flotta da combattimento è formata attualmente da 32 F/A 18 e da 54 F-5 Tiger. I 54 velivoli Tiger sono stati acquistati più di 30 anni fa e sono prossimi alla dimissione. Con il ricambio garantito dai Gripen la flotta da combattimento dell’esercito passerà da 86 caccia a 54. Una diminuzione del 30%, compensata dalla modernità ed efficienza del nuovo aereo. Se si vuole garantire la sicurezza dello spazio aereo elvetico, e il popolo svizzero ha recentemente detto, per l’ennesima volta, di volere un esercito forte e efficace, questo è il numero minimo di velivoli necessari. Lo spazio aereo elvetico è di esclusivo appannaggio delle nostre forze aeree. Mentre per la sicurezza a terra vengono impiegati diversi organi, il cielo è pattugliato solo dalle forze aeree. E abbiamo visto negli ultimi anni che le minacce provenienti dal cielo sono le più probabili e le più perniciose e potrebbero avere conseguenze catastrofiche. Per cui la risposta alla prima domanda, se gli aerei sono necessari è: sì, sono indispensabili per la nostra difesa aerea. E sono un investimento per garantire un futuro di pace alla nostra Svizzera.

 

E veniamo al secondo punto: questi aerei costano troppo? Ma quanto costano in realtà? Le cifre che si sentono partono dai 3 e arrivano fino ai 10 miliardi. Chi spara queste ultime cifre astronomiche lo fa mettendo nel calderone anche le spese di esercizio su 30 anni, che è un po’ come dire che se cambio casa e da un appartamento che costa 1800.- al mese passo a uno che costa 2000.- in trenta anni spendo 720’000 franchi. Detta così la cifra è enorme, ma l’alternativa qual è? Quella di dormire sotto i ponti per 30 anni? Inoltre chi parla di 10 miliardi si dimentica di detrarre i costi di esercizio dei 54 Tiger che verranno smantellati. Quindi il costo reale si attesta sui 3 mia. Se torniamo alla nostra metafora iniziale, quella dell’assicurazione, potremmo dire che il premio per la sicurezza dei nostri cieli costa 300 milioni all’anno per 10 anni, soldi che verranno prelevati dal budget ordinario dell’esercito e che quindi non graveranno nessuna altra voce del bilancio federale. 300 milioni all’anno sono tanti, certo. Ma se messi in relazione alle spese annuali della Confederazione corrispondono a meno dello 0,5%, Il totale delle spese annuali del nostro Stato è di 66’353 miliardi di franchi. Dicevamo più sopra che lo Svizzero medio spende il 20% dei suoi introiti per la propria sicurezza, non siamo disposti a spendere il 0,5% per garantire la tranquillità del nostro spazio aereo?

 

Da calcolare poi ci sono le commesse che le ditte fornitrici del Gripen si sono impegnate a concludere con imprese svizzere, commesse che ammontano a 2,5 miliardi di franchi. Soldi che ricadranno sull’economia locale (5% al Ticino, pari a 125 milioni) con un positivo ritorno economico e lavorativo per la Nazione tutta. 3 mia in uscita e 2,5 in entrata: mica male no?

 

Viviamo in un mondo in rapidissima evoluzione, e nessuna previsione è riuscita negli ultimi decenni a anticipare i cambiamenti politici e culturali che abbiamo attraversato: dal crollo del muro di Berlino, all’attacco alle Torri Gemelle, fino alle primavere arabe tutti questi avvenimenti ci sono piombati addosso con una rapidità sorprendente. Cosa ci riserva il futuro? Non è dato a sapersi. Quello che è sicuro è che la nostra Nazione si prodigherà per far sviluppare la pace intorno a noi e a creare le condizioni migliori possibili affinché i nuovi aerei non si debbano mai levare in volo per motivi bellici, come da sempre nella nostra tradizione di neutralità e di pace. I Romani dicevano saggiamente: “Si vis pacem para bellum,” se vuoi garantire la pace, preparati alla guerra. Noi, da buoni Svizzeri con tutte le polizze assicurative giuste potremmo chiosare dicendo: se vuoi la pace stipula l’assicurazione giusta per garantirla. E in questo caso la cosa giusta da fare per dormire sonni tranquilli è proprio quella di acquistare i nuovi Gripen.

 

Fabio Canevascini, Deputato al Gran Consiglio

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