No all’abolizione dell’obbligo di servire

Fabio Canevascini

Fabio Canevascini

In settembre saremo chiamati alle urne per decidere sull’iniziativa depositata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito che chiede l’abolizione della coscrizione obbligatoria e l’introduzione di un servizio civile volontario in Svizzera. Il pregio di questa iniziativa è quello di contribuire a portare l’esercito, il principio della miliza, il concetto di sicurezza e di aiuto civile nel quale vogliamo vivere, al centro del dibattito politico.

Il vivere sociale di uno Stato si basa su diritti e doveri. I diritti garantiscono che i cittadini possano godere delle loro liberta, i doveri chiedono che gli stessi cittadini difendano le libertà acquisite. L’umano, si sa, si lascia anche prendere dal desiderio momentaneo e immediato. Avere una società forte che sappia mettersi a disposizione quando a causa dell’egoismo c’è in pericolo il bene comune della collettività vuol dire avere una società sana e responsabile.

La Costituzione elvetica, che sancisce il nostro patto sociale, stabilisce che ogni uomo è soggetto all’obbligo di prestare servizio militare. È uno di quei doveri sociali che si inserisce nella convivenza civile. È un servizio che negli anni si è trasformato, assieme alla storia della nostra nazione. Da strumento di violenza a strumento di convivenza, l’esercito svolge oggi il suo ruolo di difesa bellica, ma anche di mantenimento della pace nelle zone di conflitto e di salvataggio della popolazione. Per chi non vuole imbracciare le armi c’è il servizio civile. Fa sempre parte dell’esercito e rientra anch’esso in quell’ottica di doveri sociali che garantiscono la nostra convivenza. Si svolge presso organizzazioni e istituzioni che operano in campo sanitario e sociale, nella protezione dell’ambiente e della natura, presso i contadini di montagna, nella cooperazione allo sviluppo e in numerosi altri campi. La possibilità di non frequentare la scuola reclute per motivi di coscienza è quindi ampiamente tutelata in Svizzera e i miglioramenti negli anni sono stati notevoli. Il nostro Stato offre questa possibilità in modo intelligente e responsabile, chiedendo cioè a quelle persone che non intendono svolgere il servizio di fare richiesta d’esenzione e di impegnarsi in ambiti civili a favore della popolazione, dell’ambiente, del territorio.

L’iniziativa vuole cancellare la parola “obbligo” dal vocabolario dei nostri giovani, facendo leva sul senso di responsabilità delle persone, che potrebbero impegnarsi in modo volontario sia nell’esercito che negli ambiti sociali e ambientali. Un’intenzione lodevole, ma è la strada sbagliata nella visione di uno Stato più solidale e meno violento. Togliere l’obbligatorietà del servizio militare, chiedendo in pratica un esercito professionistico, mina la costruzione del senso civile e civico dei giovani cittadini. E, ancor peggio, solletica quella mentalità consumistica e decadente, che potrebbe vedere il servizio militare come un mero strumento di arricchimento patrimoniale.

Tra gli scopi di uno Stato responsabile e che mira a creare coesione e senso di appartenenza tra i suoi cittadini ci deve essere anche l’impegno nell’educare a un senso di responsabilità. E questo passa anche dagli obblighi sociali e dalla creazione della coscienza del proprio ruolo civico.

Per questi motivi, per non consegnare la nostra società a un modo di vedere egoista e miope, voterò no all’iniziativa per l’abolizione dell’obbligo di servire.

Fabio Canevascini, deputato al Gran Consiglio

 

Pubblicato su diversi quotidiani e RMSI

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