La spesa a notte fonda è una necessità?

Fabio Canevascini

Fabio Canevascini

La Qualità della vita in Svizzera è valutata da molti studi e sondaggi come una delle migliori al mondo. E la capacità degli elvetici di difendere le prerogative che fanno del nostro modo di vivere un esempio da seguire sono note a tutti. Ci distinguiamo spesso e volentieri per quelli che sembrano piccoli dettagli ma che in realtà sono conquiste importanti. Un esempio è la questione degli orari di apertura dei negozi. La revisione della Legge federale sul lavoro, su cui ci troveremo a votare il 22 settembre, consentirebbe di liberalizzare gli orari di apertura dei negozi situati nelle stazioni di servizio lungo le autostrade e le principali arterie stradali con traffico intenso. In realtà queste sono già attualmente aperte 24 ore su 24, con un negozio al dettaglio che serve la clientela sette giorni su sette dalle cinque del mattino all’una di notte. Tra la 01:00 e le 05:00 di notte (4 ore su 24!) la vendita di merci è vietata. In questa fascia oraria le stazioni di servizio devono bloccare l’accesso ai loro scaffali e congelatori.

 

La nuova legge permetterebbe ai negozi posti sulle autostrade di vendere tutti i loro articoli giorno e notte. Se questa nuova legge venisse approvata, dal punto di vista pratico non cambierebbe essenzialmente nulla per la maggioranza di noi: alzi la mano chi va regolarmente a fare la spesa in autostrada tra la una e le cinque di mattina! E quindi dove sta l’inghippo di questa revisione della legge? La revisione cerca di sdoganare l’idea dello shopping illimitato giorno e notte per 365 giorni all’anno. Si comincia dalle stazioni di servizio, poi si proverà a estenderlo a tutta la distribuzione al minuto. E questo per renderci consumatori 24 ore al giorno/sette giorni su sette. Quello che una legge di tale genere ci propone non è una forma di libertà ma una sorta di schiavitù sia per chi dovrà lavorare in negozi deserti di notte (in prevalenza donne, con tutti i rischi legati alla criminalità), sia per chi si sentirà in obbligo di dover andare a comperare due bratwurst e una rete di limoni alle 3 di mattina.

 

Il trucchetto è però noto e gli svizzeri lo conoscono bene: proprio per questo negli ultimi 10 anni abbiamo bocciato regolarmente disegni di legge di questo tenore. Perché sappiamo che lavorare di notte e di domenica per garantire un servizio superfluo è una sorta di giogo che non fa parte della Qualità di vita a cui siamo abituati. E che dobbiamo impegnarci a garantire a noi stessi ma anche a tutte le nostre concittadine e concittadini. In questo caso poi, in maggioranza donne che sono occupate come venditrici nelle stazioni di servizio e che svolgono un lavoro già particolarmente faticoso. Non si meritano la punizione del lavoro notturno che facilmente pregiudicherebbe anche la loro vita famigliare.

 

Per tutti questi motivi porrò nelle urne un NO convinto alla revisione della Legge sul lavoro il prossimo 22 settembre. Vi invito a fare altrettanto.

 

Fabio Canevascini, deputato PS al Gran Consiglio

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