È di qualche giorno fa il bilancio dei primi due anni di direzione del DECS da parte di Manuele Bertoli. Il consigliere di Stato ha presentato l’evoluzione dei più importanti dossier del suo Dipartimento. Una fetta importante del suo impegno è stato dedicato, come naturale, alla scuola: cantonalizzazione del servizio di sostegno pedagogico, riduzione del numero di allievi per classe, formazione dei docenti, nuove tecnologie a scuola, nuova legge sulla cultura, sono solo alcuni dei temi che sono stati sviluppati nei due anni trascorsi. Molto lavoro resta ancora da fare, ma mi piace sottolineare che la direzione è quella giusta e lo faccio ricordando una serata svoltasi alcuni mesi fa a Balerna e alla quale sono stato invitato in qualità di Granconsigliere. Si è trattato di una tavola rotonda organizzata dalle scuole medie di Balerna volta a sensibilizzare i politici cantonali sulle sfaccettature, difficoltà e sfide future del lavoro di docente. Ho molto apprezzato la discussione e l’idea di parlare con noi politici. L’idea è nata prendendo spunto dal previsto taglio del 2% del salario dei funzionari e dei docenti (eravamo nel dicembre 2012). Presto ci siamo però concentrati su altre problematiche che ho avuto l’impressione stessero molto più a cuore ai docenti rispetto alla decurtazione dello stipendio (eccedente i 60.000 franchi annui, ma che rimane un tema importante, naturalmente): l’aumento esponenziale delle richieste rivolte ai docenti che si vogliono un po’ maestri, un po’ educatori, ma anche un po’ psicologi, un po’ assistenti sociali, un po’ genitori degli allievi, un po’ poliziotti. Le aspettative sui docenti sono cresciute, ma in modo inversamente proporzionale è diminuita la fiducia nel loro operato da parte di alcuni genitori e allievi, spesso molto attenti ai propri diritti ma molto meno ai propri doveri nei confronti dell’istituzione scuola e della società.
Una delega di responsabilità alla scuola e ai docenti che non solo addossa a chi insegna compiti che non gli sono propri, ma che è indice di un’abdicazione di ruolo da parte della famiglia e di altre istanze della società. Le classi presentano sempre più spesso casi problematici difficili da gestire e questo porta a un rallentamento nell’avanzare con i programmi scolastici. Ne deriva talora lo scontento di allievi e/o genitori.
Ci si è poi interrogati su cosa la società vuole dalla scuola: una costante individualizzazione delle lezioni e dell’insegnamento? Ogni allievo con il suo orario su misura? Sembra assolutamente necessaria un’alleanza educativa con le famiglie orientata a un obiettivo comune che è quello dell’educazione dei figli. I docenti hanno auspicato, come misura pratica e per rimettere la scuola al centro del vivere sociale delle famiglie, una maggiore partecipazione dei genitori alle attività scolastiche: bisogna informare sui cambiamenti che stanno avvenendo nella scuola (vedi Harmos) e nella società cercando assieme le strade migliori per affrontare una trasformazione che sappiamo essere sempre più rapida. Delegare tutto alla politica, alle direzioni didattiche e ai docenti, per poi sparare loro addosso quando le cose non vanno bene è un vicolo cieco, una strada che non porta da nessuna parte. A pagarne il prezzo saranno soprattutto i ragazzi e di conseguenza la società tutta. Proprio per questo ben venga il lavoro del consigliere di Stato Bertoli: la direzione è quella giusta.
Fabio Canevascini, deputato al Gran Consiglio
Pubblicato su CdT