Entrata in materia al M 6835 (approvazione del rapporto di gestione e del conto annuale per l’esercizio 2012 dell’Azienda Elettrica Ticinese)
Signor Presidente, signora e signori consiglieri di stato, care e cari colleghi
L’anno scorso parlavamo di un decennio travagliato per l’Azienda Elettrica Ticinese e dicevamo che si cercava di ovviare agli errori commessi.
In ambito comunicativo la comunicazione nei confronti del GC è sicuramente migliorata: infatti le puntuali domande della commissione hanno ricevuto risposte soddisfacenti sia nelle audizioni che nelle risposte scritte.
In ambito gestionale il PS resta ancora critico riguardo alle scelte azzardate fatte in passato da AET e, di riflesso, ancora presenti nei conti 2012. Scelte infelici delle quali continuiamo a pagare le conseguenze, e lo dovremo verosimilmente fare ancora per parecchi anni, diminuendo in modo importante gli utili dell’Azienda.
I Conti chiudono con un utile d’esercizio di 21 milioni contro i 17 milioni del 2011. L’utile è intaccato in gran parte da svalutazioni e costi straordinari (19-22 milioni).
AET ha anche mantenuto (come aveva già fatto nel 2011 e come farà anche nel 2013) gli sconti sui prezzi di vendita ai distributori ticinesi come richiesto a suo tempo dal CdS per un totale di circa 12.0 mio chf a tutto vantaggio dei distributori senza contropartita.
Mi sembra di poter constatare che gli utenti finali non abbiano ricevuto assolutamente niente, di questo sussidiamento trasversale di AET. E questo è davvero peccato! I distributori ne approfittano e le economie domestiche non hanno nessun vantaggio.
La produzione idroelettrica ha registrato nel 2012 valori del 10% superiori rispetto alla media degli ultimi decenni. I rischi del mercato idroelettrico continuano ad aumentare, a causa delle mutate condizioni del mercato europeo dell’energia elettrica Di fatto le poche centrali AET in regime idroelettrico, hanno comunque dei costi di produzione molto bassi che contribuiscono fortunatamente a mantenerci relativamente concorrenziali ciononostante l’energia di banda che arriva dall’estero ha prezzi stracciati.
Il maggior problema di AET nel 2012 (e verosimilmente anche negli anni a venire) è l’importante riduzione dei prezzi di mercato dell’energia ben descritto nel rapporto annuale di AET e che cosi si riassume:
- notevole produzione di energia rinnovabile promossa da numerosi paesi Europei attraverso forti sovvenzioni e prezzo di acquisto garantito
- diminuzione dei consumi dovuta in parte alla persistente crisi economica
- bassi costi dei certificati CO2 a livello europeo
Non si può però soltanto dare la colpa delle perdite milionarie al trend negativo (oltre che al minor consumo e all’aumento di energia rinnovabile) o alla liberalizzazione del mercato dell’energia. AET ha fatto investimenti all’estero proprio nel momento più difficile: apertura mercato, aumento produzione rinnovabili, richiesta energia in diminuzione causa crisi, e questo è un dato di fatto. Ora però se ne prenda la responsabilità e faccia rapidamente piazza pulita. La difficile situazione di mercato (molta offerta, prezzi bassi) deve essere uno stimolo per AET per rivedere la propria strategia e riorientarla sul medio e lungo termine in visione della svolta energetica ecologica.
Oltre alle perdite dovute alle scelte azzardate fatte nell’ultimo decennio si è aggiunto nel 2011 la centrale di Lünen. L’investimento nella centrale a carbone di Lünen rimane a bilancio nella categoria titoli a lungo termine con il valore di 38 milioni (pur essendo in fase di costruzione non si poteva già prevedere una svalutazione?), l’entrata in servizio commerciale è stata comunque ritardata a fine 2013. Nonostante la messa in servizio sono ancora pendenti diversi ricorsi di ambientalisti che potrebbero pregiudicarne il pieno funzionamento.
Il PS conferma e ribadisce le riserve che ha su questo investimento che andrebbe stralciato al più presto! Anche perché lo sappiamo già: le perdite causate da questa centrale saranno ancora maggiori nel 2013 (21 mio di svalutazione su una centrale nuova!) e negli anni a venire (costi di produzione superiori a quelli di mercato). Solo la dismissione di centrali nucleari e di vecchi impianti a carbone o a gas potrebbe portare a migliori prospettive per i nuovi impianti a carbone (attualmente Lünen non copre neppure i costi fissi).
Va peraltro fatto notare che anche grandi società svizzere (come ad esempio Alpique, Axpo) hanno investito in progetti analoghi, altrettanto fallimentari, nell’ordine di miliardi.
La legge, entrata in vigore con la votazione sul carbone, dice che l’investimento va venduto entro il 2035 senza perdite…. ma sarà possibile?
La legge prevede che la cessione della partecipazione non generi delle perdite e si da tempo fino al 2035.
Questo concetto, espresso altrimenti, significa che la somma di tutte le perdite che sono state fatte in questi anni e in quelli a venire (decine di milioni se non addirittura centinaia di milioni) dovrebbero poi essere recuperate prima di cedere la partecipazione.
Ed arrivo al nocciolo della questione: il costo di un’uscita anticipata non sarà forse minore al costo di tutte le perdite, oppure la possibilità di compensare queste perdite milionarie della fase iniziale sono date? Il CdS si è attivato approfondendo la questione in tal senso?
Forse bisogna rivalutare criticamente la legge ed adattarla alla situazione attuale.
Ricordo che PPD e PLR hanno sostenuto questi investimenti con grande convinzione, investimenti che oggi generano enormi perdite.
Nel 2011 AET ha avviato un unico nuovo impegno estero Terravent AG caratterizzato dall’obiettivo di acquisire parchi eolici già in esercizio, e questo possibilmente negli stati confinanti. Nel 2012 la Terravent ha effettuato un aumento di capitale proprio a cui AET ha aderito. Nel 2013 è stato finalizzato l’acquisto di un secondo parco eolico in Francia.
Parallelamente a questa attività di consolidamento e di risanamento delle partecipazioni estere (salvo Lünen) l’AET si sta impegnando maggiormente nel rinnovabile nel nostro Cantone (per es. il Parco eolico del San Gottardo o gli impianti fotovoltaici Parco della Breggia e Migros Ticino) e nell’efficienza dei propri impianti.
Nelle presa di posizione del PS del 2011 sul PEC sono descritti diversi punti ripresi dal rapporto di minoranza dei verdi che invita AET a profilarsi verso una politica ambientale “di alto profilo” come la definisce Maggi, vale a dire che chiede di abbandonare gli investimenti in ambiti energetici non rinnovabili (carbone, nucleare, olio di palma, ecc.) e di concentrarsi maggiormente sul solare, sullo stoccaggio e sul risparmio energetico, oltre che sulle riversioni e sui deflussi minimi.
Già nel 2003 il gruppo PS (mediante una iniziativa non ancora evasa) aveva posto la tematica di dare ad AET la possibilità di agire sulla distribuzione di energia. AET, a seguito del suo mandato pubblico, deve garantirsi uno sbocco per l’energia che a causa del suo mandato pubblico si vede costretta ad acquistare.
Oggi si è creata una forma di asimmetria del mandato pubblico di AET e della solidariet