Diciamo la verità: viviamo in un sistema d’assicurazione sanitaria insopportabile, fondato su una falsa concorrenza e sulla “caccia al buon rischio”. Le assicurazioni complementari usano quelle di base per scovare i buoni rischi, cioè le persone giovani e sane, che non creano costi e producono ricchi profitti. I “buoni rischi” sono allettati con specchietti per le allodole: i “premi” messi in palio per la stipulazione di un contratto assicurativo variano dall’i-pod all’abbonamento per la palestra o agli cheque REKA. Ma le persone più anziane, con delle malattie croniche, spesso sono discriminate, non ricevono le offerte, sono messe in lunghe liste di attesa o addirittura respinte, anche se la legge non lo permetterebbe. Tutto ciò ha delle conseguenze anche per le assicurazioni di base: per molti assicurati la distinzione tra quello che è obbligatorio e quello che non lo è non è per nulla chiara, e cambiare cassa per molti non è così facile!
La caccia al buon rischio ha anche altre conseguenze, ben più drammatiche, come conferma Jakob Passweg, presidente della Lega svizzera contro il cancro: “il rimborso funziona tutt’altro che bene.” Lo stesso medicamento usato nelle stesse condizioni di salute, a dipendenza della cassa, a un paziente è riconosciuto pienamente in due giorni, mentre un altro aspetta un mese per vedersi rimborsato solo la metà dei costi.
La caccia al buon rischio, significa anche marketing e pubblicità, ossia: costi elevati che noi cittadini finanziamo di tasca nostra senza avere nulla in cambio, in termini di cure e qualità. Quindi, in sostanza: l’obiettivo sarebbe fornirci le migliori cure, ma i nostri soldi sono impiegati in una guerra di marketing per aumentare i guadagni di manager e azionisti. D’altronde, una torta (il mercato della salute) da 64 miliardi non può che far gola a tanti!
Insomma, le casse complementari sono come una squadra in cui i membri si pestano i piedi a vicenda sponsorizzandosi con i nostri soldi. Ecco per chi fanno il tifo alcuni di noi! E se almeno in tutto questo ci fosse trasparenza! Addirittura il Consiglio federale ha richiamato gli assicuratori, ricordando che “le informazioni nelle riviste per i clienti degli assicuratori malattia devono corrispondere ai principi di oggettività, imparzialità e chiarezza”. Ma pensate a cosa sta succedendo in questi giorni: avete visto quanti annunci pubblicitari, quanti cartelloni di propaganda, quanti invii per posta e e-mail martellano l’opinione pubblica, oltretutto con delle false informazioni? Vi rendete conto che per affossare quest’iniziativa, che, da noi in Ticino, in poco tempo ha raccolto oltre 10’000 firme, sono spesi ben cinque milioni di franchi, di cui tre provenienti dai premi delle assicurazioni complementari?
Con la cassa malati pubblica finalmente avremo trasparenza e consapevolezza di come sono utilizzati i premi di cassa malati da noi pagati tutti i mesi. La garanzia che la politica sanitaria sarà definita e decisa in modo democratico e nell’interesse del paziente e degli assicurati. Un’assicurazione pubblica che pensa prima alla nostra salute e poi al portafoglio dei piani alti: più giusta e meno cara. Un taglio dei costi marketing e, al posto della dannosa caccia al buon rischio, degli investimenti in programmi di cura per malattie gravi, croniche e costose – malattie che, purtroppo, possono colpire chiunque.
Gli oppositori fanno di tutto per nascondere una sacrosanta realtà: per il paziente il nuovo sistema sarà più chiaro e trasparente, meno costoso, ma soprattutto più democratico di quello vecchio. Abbiamo solo buoni motivi per votare SÌ a una cassa malati pubblica!
Fabio Canevascini, deputato del PS in Gran Consiglio
Pubblicato su “La Regione” del 10.09.2014: lareg-_main_-2014-09-10-024