AET rapporto gestione e conto annuale 2011

Fabio Canevascini

Fabio Canevascini

ENTRATA IN MATERIA CONTI AET 2011

Signor Presidente, signora Consigliera di Stato, care e cari colleghi.

Dopo un travaglio durato circa un decennio, sembra che, per AET, si stia piano piano cercando di ovviare ai molti, forse troppi, errori commessi in passato.
E questo vale sia in ambito gestionale che nella comunicazione adottata fra AET e la Commissione speciale energia.
Tutto ciò, mi preme dirlo, è salutato positivamente dal nostro Gruppo.
Ciò nonostante, il mio Gruppo resta critico riguardo a non poche questioni sollevate dai conti 2011.
Come già è accaduto per il 2009-2010, il PS non può certo chiudere gli occhi sugli investimenti, che con il senno di poi sembrano azzardati, e per i quali tutti noi continuiamo a pagare le conseguenze. Cosa questa che peraltro dovremo verosimilmente fare ancora per parecchi anni, rimettendoci di tasca nostra ancora parecchi milioni.
La discesa è ancora di là da venire. Non a caso i conti chiudono con un utile d’esercizio di 16,9 milioni contro i 35,3 del 2010. Un utile intaccato in gran parte da svalutazioni e costi straordinari creati dalle partecipazioni attivate da AET nel primo decennio del nuovo secolo. Partecipazioni che quest’anno hanno inciso sui costi per un importo stimabile in ulteriori 12 milioni (da aggiungere a quelli a bilancio negli scorsi anni).
E per la serie “le disgrazie non vengono mai sole”, se da una parte c’è l’anno meteorologico non certo favorevole che ha portato a un calo dell’utile del 20% rispetto a quella dell’anno prima, calo valutabile in circa 10 milioni, dall’altra si sono persi ulteriori 10 milioni a causa dello sconto ai distributori. Anche qua… uno sconto, soprattutto in tempo di crisi non si nega a nessuno, ci può anche stare, ma questo avrebbe dovuto andare a beneficio degli utenti finali, e non solo dei Comuni.

La perdita di AET è stata giustificata dalle con i segnali di allarme legati alle precarie condizioni di mercato e dalle attuali regole del gioco svantaggiose per AET. alla possibilità di adeguare le regole del gioco alla situazione attuale.
Ecco perché a questo punto vale forse la pena chiedersi DI NUOVO se non sia ora per AET di diventare essa stessa distributrice, come già Werner Carobbio, per la verità non da solo, chiedeva in un’iniziativa parlamentare datata 23 giugno 2003. Allora si auspicava la costituzione di un ente autonomo di diritto pubblico per la distribuzione di energia e della quale avrebbero dovuto far parte sia AET sia i comuni proprietari di aziende di produzione e di reti, sia i comuni intenzionati a riscattare le reti, oltre che gli enti comunali che gestiscono le reti per un gruppo di comuni.
Ecco, a nostro avviso, se in futuro non vogliamo ritrovarci qui a contare di nuovo le briciole che ci rimangono fra le dita a fine anno, quando invece potremmo avere per noi e il nostro Cantone l’intera pagnotta, noi crediamo davvero che questa sia la direzione da seguire, ancor di più ora che è stato pubblicato il PEC.
AET deve diventare, come noi andiamo ormai dicendo da anni, la chiave di volta di una strategia coerente e coordinata nella produzione e distribuzione dell’energia elettrica in Ticino. E questo di comune accordo (e con una partecipazione agli utili, ma anche ai sacrifici) di comuni e aziende distributrici.
AET deve diventare sempre più LO strumento principale del Cantone per l’attuazione della sua politica energetica.
Questa deve essere la direzione per evitare il rischio di ritrovarci, ancora una volta, con le nostre risorse in a mano ad altri. Una storia vecchia, già scritta e raccontata, che vorremmo facesse davvero parte del nostro passato e non certo di un futuro sul quale noi tutti in quest’aula abbiamo il dovere di riflettere e di fare delle scelte affinché sia migliore.

E a proposito di futuro, l’investimento non certo felice nella centrale a carbone di Lünen rimane a bilancio nella categoria titoli a lungo termine con un valore stimato in 38 milioni (tanto da chiedersi: non c’è stata nessuna svalutazione? Centrale la cui entrata in servizio commerciale è stata comunque ritardata al 2013. SE MAI ci sarà una messa in servizio… vista la lunga serie di contestazioni avute e alcuni aspetti procedurali non chiari fino in fondo e che potrebbero riservarci, mi spiace dirlo, ancora alcune sgradite sorprese! La partecipazione di AET nella centrale di Lünen rimarrà problematica a seguito sia della politica ambientale europea di riduzione d’immissioni di CO2 nell’atmosfera che del forte sviluppo avuto dalle fonti rinnovabili in Europa. Lo abbiamo già detto a più riprese, ma ci preme sottolinearlo ancora: Lünen è una scelta vecchia, avventata e malfatta. Uno sbaglio sul quale il PS auspica che non si perseveri ma piuttosto si limitino i danni uscendo, al più presto, dall’investimento fatto nel carbone. Vi ricordo che la legge lo prevede già, eppure non ci sembra che siano stati fatti dei passi in questa direzione. Quali azioni concrete sono state intraprese, se ci sono state? Quali provvedimenti sono stati in tal senso programmati?

Per un futuro sereno di questa nostra preziosa azienda, la vera chiave di volta, sta tutta nella capacità di AET di avere finalmente una visione equilibrata e ragionevole di quella che è la situazione energetica europea e mondiale. A cominciare dal 2011, che può essere indicato per AET come l’anno di cambiamento di rotta e di strategia, un anno che non è stato di certo facile: Fukushima, la crisi dell’euro e il tasso di cambio sfavorevole, il referendum contro la partecipazione alla centrale a carbone di Lünen, la chiusura di 8 impianti atomici in Germania e il costante e forte sviluppo di impianti di generazione fotovoltaica ed eolica in Italia e Germania sono solo alcuni dei fattori che hanno influenzato e influenzeranno i conti di AET anche in futuro.

L’epoca delle acquisizioni all’estero sembra terminata e, proprio dal 2011, AET sta operando sia sulla gestione che nella riduzione dei rischi con l’intento di ordinare mettere ordine nel miglior modo possibile le al quel groviglio di partecipazioni ancora nel suo portafoglio, provando a minimizzare le perdite che comunque verosimilmente ci saranno anche per i prossimi anni a dipendenza dell’andamento del mercato.
Nel 2011 AET ha infatti avviato un unico nuovo impegno estero con Terravent AG, il cui obbiettivo ultimo è quello d’acquisire parchi eolici già in esercizio, e questo possibilmente nelle nazioni a noi confinanti.
Parallelamente a questa attività di risanamento e consolidamento delle partecipazioni (se ci dimentichiamo per un attimo di Lünen) ad AET va riconosciuto l’impegno profuso nel campo del rinnovabile e nell’aumentare l’efficienza dei propri impianti nel nostro Cantone.
L’obiettivo di far capo in futuro solo a fonti rinnovabili, è a portata di mano, grazie alle auspicate riversioni e all’acquisizione di nuovi impianti, necessari se i consumi dovessero continuare a crescere come negli ultimi decenni. Questa ipotesi è però in contrasto con il PEC e con gli obiettivi della Strategia energia 2050 e che quindi necessiterà di correttivi.

Come indica anche l’Ufficio di revisione, (citato nel messaggio 6675 del CdS del 22 agosto 2012), il Parlamento deve verificare l’indirizzo strategico dell’azienda con l’evoluzione plausibile del mercato e della politica nazionale.
AET è tenuta ad adempiere gli indirizzi della politica energetica cantonale stabiliti dal Piano energetico cantonale (PEC) e gli obiettivi settoriali da esso fissati (art. 2 cpv. 2 LAET).
Cito in proposito il messaggio del CdS:
“Questo documento (il PEC) sarà coerente con gli indirizzi nazionali di politica energetica e rispettoso dei principi che regolano a livello nazionale il libero mercato dell’energia.
Il Gran Consiglio, in sede di approvazione del PEC, avrà modo di esprimere le sue opzioni e riserve su questo fondamentale documento di politica energetica e di conseguenza il Consiglio di Stato, se del caso, dovrà modificarlo nel senso indicato dalla discussione parlamentare (art. 5 cpv. 3 LEn) e quindi conseguentemente AET nelle sue scelte strategiche, che saranno elaborate d’intesa con il Consiglio di Stato, dovrà conformarsi agli indirizzi emersi in Parlamento in sede di approvazionedel PEC”.
Ci attende quindi, care colleghe e cari colleghi, un non facile mosaico da comporre in tutte le sue parti, di cui i conti 2011 di AET possono essere considerati solamente un primo tassello, una prima tessera alla quale vanno affiancate tutte le altre.

Per quanto riguarda le attività principali, il core business dell’azienda, nel 2011 i consumi di energia elettrica in Ticino sono diminuiti del 2%, e questo in un anno di crescita del PIL (del 1,5%), della popolazione (dello 0,9%) e dei posti di lavoro (del 1,5%) (i frontalieri hanno superato la soglia dei 50’000).
Un dato positivo che potrebbe essere, e il PS se lo auspica, l’inizio di una nuova fase, il passaggio da una continua crescita dei consumi a una di stabilizzazione o perfino a una diminuzione dovuta sia alle nuove tecnologie e prescrizioni adottate per una maggiore efficienza energetica che all’aumento del costo dei vettori energetici.
Purtroppo AET non ha contatto diretto con i consumatori e quindi non è in grado di promuovere attivamente l’efficienza energetica. Le forti variazioni dei consumi, a dipendenza delle temperature, offre importanti margini di miglioramento che potrebbero permettere la diminuzione dei fabbisogni di punta.
Il futuro sarà incentrato sulla progressiva e continua liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica (in corso ormai dal 2009),
sia per la svolta energetica ormai avviata da tempo in diversi paesi europei
che per la scelta di abbandonare il nucleare dopo il terribile incidente di Fukushima.
Fattori che hanno toccato solo marginalmente l’attività di AET del 2011 ma che saranno sempre più tangibili negli esercizi dei prossimi anni.
I primi segnali si vedono nei conti di grandi società svizzere come ALPIQ che improvvisamente si trovano in gravi difficoltà tanto da arrivare a mettere sul mercato il pacchetto di maggioranza di SES. Ipotesi emersa a fine 2011 e che nel frattempo è diventata concreta è ha mostrato quanto sia importante per il nostro Cantone poter far capo alle competenze di un’Azienda Elettrica Cantonale in grado di condurre l’operazione di acquisizione del pacchetto di maggioranza per gli enti pubblici, a favore dei comuni e al servizio della politica energetica cantonale.

L’AET, pur dovendo attuare nuove rettifiche per riduzioni durevoli di valore su diverse partecipazioni dell’ordine di una decina di milioni di Fr, rimane finanziariamente solida con un capitale proprio di 417 milioni pari a quasi il 50% del bilancio rappresentando un importante capitale nelle mani del Cantone oltre che un datore di lavoro per 240 dipendenti a tempo pieno.

(Evtl tralasciare in lettura)
Infine, a proposito di credibilità, una parola vorrei spenderla riguardo al rapporto di minoranza della Lega. Da una parte infatti il CdS approva i conti 2011, dall’altra il rapporto di minoranza leghista chiede di bocciarli.
Avvenimenti decisi, o perlomeno non osteggiati anche dall’attuale Ministro Leghista Gobbi, che allora sedeva nel CdA.

Per i motivi che vi ho appena elencato, vale a dire per la spinta a voler davvero voltare pagina e a concentrarsi più sul futuro dell’azienda e meno su quello che è stato il suo recente passato fatto più di ombre che di luci, pur rimanendo critico sui parecchi punti elencati poc’anzi, il Gruppo PS voterà a favore dei conti 2011 e vi invita, cari colleghe e cari colleghi, a fare altrettanto.

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