Gran Consiglio del 11.03.2014 / Intervento del Gruppo PS di Fabio Canevascini
Iniziativa parlamentare per la modifica dell’art. 14 della Costituzione cantontale (approvvigionamento energetico rispettoso dell’ambiente) del 30.05.2011 di Matteo Pronzioni e cof.
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/inizelaborate/IE355.htm
Signro Presidente, signor Consigliere di Stato, Gentili Colleghe, Cari colleghi,
L’iniziativa parlamentare “Approvvigionamento energetico rispettoso dell’ambiente” presentata nel 2011 da Matteo Pronzini e cofirmatari SEMBREREBBE superata dagli eventi.
Come spiega il Consiglio di Stato, con lettera del 6 febbraio 2013, molto è stato fatto sia a livello federale che a livello cantonale per garantire un’uscita dal nucleare della Svizzera e di conseguenza del Canton Ticino. In particolar modo la lettera cita la decisione del Consiglio federale di abbandonare la produzione di energia mediante centrali nucleari e cita anche il PEC cantonale, secondo il quale “La configurazione di copertura del fabbisogno proposta permette nel globale di erogare nel 2050 ca. il 95% di energia rinnovabile.” Queste, secondo il Consiglio di Stato, sarebbero garanzie sufficienti e renderebbero inutile l’iniziativa. Interessante notare che nel PEC si scrive nero su bianco che la possibilità di fornire totalmente energia rinnovabile al Ticino sarà fattibile entro il 2050!
Anche secondo il rapporto della commissione speciale energia, a firma del relatore Fabio Badasci, le misure sono sufficienti e l’iniziativa è da considerare dettata dall’urgenza del dopo catastrofe del 2011 e oramai superata dagli eventi.
Bene! Verrebbe da dire, allora siamo a posto! Ma è veramente così? A Fukushima abbiamo preso un brutto spavento, ma ora è tutto risolto e l’iniziativa è inutile perché le regole sono state cambiate per cui non c’è più nulla di cui preoccuparsi.
Sarebbe bello poter dire così, e se così fosse, il PS voterebbe a occhi chiusi il rapporto del collega Badasci. Ma, ahimé, le cose stanno diversamente, sia a livello Cantonale, che a livello internazionale.
Dal punto di vista Cantonale, il PEC dice sì che entro il 2050 il 95% dell’energia erogata in Ticino sarà rinnovabile, ma nella frase seguente afferma anche: “Naturalmente si tratta di ipotesi “ideali”, nel senso che non è detto che tutte siano effettivamente realizzabili nella forma desiderata e quale sia il prezzo per conseguirle; potrebbe ad esempio capitare che non si riesca ad acquisire una quota di partecipazione in un nuovo impianto (idroelettrico, eolico, …) e si debba quindi compensare questa quota diversamente, ad esempio tramite la sottoscrizione di contratti a lungo termine. Si tratta inoltre di ipotesi a lungo termine che dovranno essere verificate ed aggiornate periodicamente, nell’ambito degli aggiornamenti del PEC. In base agli indirizzi strategici, il PEC prevede di ridurre progressivamente l’importo dei contratti da fonti non omologabili e di non ricorrere al rinnovo di partecipazioni in impianti nucleari o termici allo scadere di quelli oggi in essere.”
Il PEC come vedete e come è giusto che sia NON è assolutamente vincolante e lascia aperte le finestre per veder rientrare i vettori energetici che sono stati messi alla porta. Ecco che l’iscrizione nella Costituzione del fatto che il Canton Ticino affermi che è fermamente intenzionato a non fornire ai suoi cittadini energia nucleare è un passo ulteriore che permetterebbe di migliorare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni che prendono una posizione chiara e non ambigua in ambito energetico senza nucleare. Dal punto di vista pratico non cambierebbe molto, come dice il rapporto Badasci, ma a livello di chiarezza e di scelte coraggiose direi che il balzo in avanti sarebbe notevole. Insomma, se come abbiamo detto tutti, non vogliamo più l’energia nucleare, non vedo il motivo per non metterlo nero su bianco tra gli obiettivi costituzionali.
In queste ultime settimane, a seguito della votazione del 9 febbraio, si è spesso sentito parlare di orgoglio e fierezza ticinese riguardo alla richiesta o non richiesta di uno statuto speciale. Ebbene, signore e signori, tirate fuori la stessa fierezza in questa occasione, lo stesso orgoglio di essere un Cantone che si dichiara libero da energie create con tecnologie altamente pericolose per l’ambiente e per le persone e questo per migliaia di anni.
I prezzi dell’energia prodotta con la tecnologia nucleare sono più bassi, si sente spesso dire. Sembrerebbe essere così, certo… perché i prezzi non contemplano i costi assicurativi in caso di incidente nucleare. Perché nessuna assicurazione si assume i rischi e copre questi eventi. I danni sarebbero così ingenti da essere incalcolabili. Quindi, semplicemente questi danni non sono assicurati! Inoltre un altro fattore di costo che non viene calcolato è lo stoccaggio e la manutenzione delle scorie radioattive, che vanno costantemente raffreddate e che per migliaia e migliaia di anni saranno mortali per ogni essere vivente. Ci avete mai pensato al fatto che tra mille anni le barre di materiale radioattivo saranno esattamente pericolose come oggi? I costi per la gestione di queste scorie ammonta a decine di miliardi di franchi, che pagano in parte (meno della metà) i produttori e in parte la Confederazione. Quindi ancora noi contribuenti. L’energia nucleare costa apparentemente meno, ma poi la paghiamo profumatamente con questi costi nascosti. Senza, come già detto, considerare i RISCHI di un incidente e le CONSEGUENZE che questo avrebbe sulle generazioni future.
A livello internazionale mi preme ricordarvi che la situazione a Fukushima è tutt’altro che risolta. Anzi è più grave ora che nel 2011. Il primo campanello d’allarme che dovremmo ascoltare è quello che sulla situazione reale di Fukushima sappiamo poco perché le autorità giapponesi sono restie/recalcitranti a dare informazioni. All’interno del famigerato reattore 3, quello più compromesso dal terremoto, sembra che recentemente si sia accumulata una notevole quantità di vapore contaminato. In seguito all’immissione di grandi quantità di acqua per raffreddare il nucleo la Tepco (tokio electric power company) e il governo giapponese hanno comunicato che la situazione è rientrata sotto controllo. Ora sembra che nuove emissioni di vapore contaminato sarebbero fuoriuscite dallo stesso edificio. Il livello di radiazioni mortali impediscono un’ispezione diretta per stabilire l’esatta causa della perdita di vapori. Gli esperti, in base ad un’analisi della situazione, parlano di tre possibilità, nessuna piacevole.
- La prima è che sia in atto una fusione incontrollata dal raffreddamento costante nel rattore 3. Una fusione porterebbe ad un ulteriore gravissimo disastro nucleare. Le correnti aeree stanno trasportano ancora adesso le radiazioni verso le coste occidentali del continente americano, dove si è osservato un aumento percentuale importante della mortalità infantile. (Nota che parlo di “aumento percentuale” e non “numero di morti”. Per cui se nel 2013 è morto un bambino e nel 2014 tre si tratta di un aumento del 200% anche se le cifre assolute non sono alte).
- La seconda possibilità riguarda il cosiddetto “corium”, un combustibile radioattivo liquido del reattore, che potrebbe avere raggiunto le acque delle falde sotterranee, facendosi strada sia nell’interno che verso l’Oceano Pacifico.
- In terzo luogo, potrebbe trattarsi di combustibile disperso (stray fuel) (questo fuoriesce dalle vasche di contenimento e si espande nella terra e nel mare) e frammenti di barre del reattore che, entrati in contatto con acqua piovana penetrata all’interno, danno origine a vapore.
In ogni caso, il reattore pare stia producendo 1 MW di calore e stia liberando notevoli quantità di vapore contaminato nell’atmosfera. Il livello di radiazioni vicino ai reattori sarebbe di 8 volte superiore rispetto a quella consentita dal governo del Sol Levante. E uso la parola “sarebbe” perché non ci si può avvicinare per misurare… Oltre agli inevitabili (e ingenti) costi che dovrà sostenere il Giappone per mettere una pezza sulla centrale di Fukushima, sono sostanzialmente incalcolabili i danni che le radiazioni e la fuoriuscita dell’acqua contaminata stanno portato all’ambiente circostante (e per circostante intendo un’area che va dal Giappone alle coste degli Stati Uniti alla Nuova Zelanda). Altro problema, e non certo di poco conto, è dove mettere e come sbarazzarsi senza problemi del liquido ormai radioattivo: i famosi serbatoi, da cui più d’una volta in passato si sono verificate perdite anche ingenti, sono un semplice palliativo e non risolvono il problema alla radice. Anzi. Fonti della TEPCO affermano che i serbatoi sarebbero proprio la fonte della nuova impennata di radiazioni attorno al sito.
Ebbene, come vedete c’è poco da stare tranquilli e l’Iniziativa a favore di un approvvigionamento rispettoso dell’ambiente quindi senza nucleare è di crescente attualità. Una scelta di fondo come quella di dire no al nucleare non è quindi frutto di una, se mi permettete la battuta, “reazione a caldo” ma una scelta ponderata e purtroppo attualissima. Il rapporto della commissione speciale energia, afferma che vi sia la necessità di trovare una soluzione ad un livello istituzionale superiore, e propone quindi al Gran Consiglio di respingere l’iniziativa parlamentare elaborata. Secondo il PS le soluzioni vanno trovate a tutti i livelli e ogni tassello è importante. Non possiamo lavarci le mani della questione demandandola ad altri gremi, che siano questi quelli nazionali o quelli internazionali. Diamo un segnale chiaro manifestando l’intenzione del Canton Ticino a rinunciare all’energia nucleare.
Vi invito quindi, a nome del PS, a sostenere l’Iniziativa a favore di un approvvigionamento rispettoso dell’ambiente quindi senza nucleare.
Fabio Canevascini, per il gruppo PS